F. Totaro, Per una politica del riconoscimento della dignità d’essere

Autore: | Rubrica: Questioni | 334 Visite No comments

Abstract

Il rapporto tra politica e morale, nel corso della modernità, è stato connotato da un dualismo persistente. Sarebbe necessario sacrificare la morale a vantaggio degli scopi politici. Conseguentemente, chi agisce politicamente dovrebbe cessare di agire moralmente. Alla base della questione c’è una visione dicotomica dello statuto dell’azione umana, cioè una divisione tra intenzioni e risultato che impedisce anche una buona direzione politica. Secondo l’Autore, a offrire un rimedio radicale potrebbe essere un arricchimento della politica, con il passaggio dal paradigma tradizionale dell’ordine e dell’utile a un nuovo paradigma rappresentato dalla dignità- di-essere per ogni persona. Un tale cambiamento del modello politico esige trasparenza nei comportamenti che riguardano la relazione tra persone e istituzioni; non potrebbe quindi accettare l’uso della simulazione e della dissimulazione, che nascondono e riproducono condizioni negative di ingiustizia e ineguaglianza. L’intreccio tra morale e politica può essere favorito dalla considerazione del pensiero utopico, con speciale riferimento a Thomas More, a patto che l’utopia tenga conto dei limiti dell’agire politico. L’apprezzamento dell’importanza della politica e, al tempo stesso, la consapevolezza dei suoi confini consentono di mettere in campo valide ragioni per affrontare la discussione sul bene comune e sul bene pubblico. In questa nuova cornice politica, il soggetto politico avrebbe la possibilità di agire in modo tale che le sue virtù peculiari concordino con le virtù normali di ogni persona ben riuscita, magari con un supplemento di esemplarità e coerenza.

Abstract (english)

Throughout the course of Modernity, a persistent dualism has been affecting the relationship between politics and morality. It would be necessary to sacrifice morality in favor of political aims. Consequently, a political actor should stop having a moral behavior. This issue is rooted in a splitting view of human action, divided between intentions and achievement, which also prevents a good leadership. According to the Author, a radical remedy for that could come out from an improvement of politics, moving from a traditional paradigm based on order and utility to a new one, focused on the dignity-of-being for every person. Such a shift of political paradigm calls for transparent behaviors within the relationship between people and institutions; it also rejects the use of simulation and dissimulation, which both cover and produce again negative conditions of unfairness and inequality. Looking at the spirit of utopian thought, especially in Thomas More, can help to bind morality and politics, provided that utopia acknowledges the limits of political agency. Appreciating the importance of politics and, at the same time, becoming aware of its boundaries allow to discuss valid arguments concerning both common good and public good. Within this new political frame, politicians could act so that their specific virtues are in tune with the normal virtues of a decent person, perhaps in a more exemplary and consistent measure.