Delamar José Volpato Dutra, Kant and the care [Versorgung] of the poor: a juridical reading

Autore: | Rubrica: Questioni | 255 Visite No comments

Abstract

L’articolo discute due visioni del concetto di assistenza [Versorgung] dei poveri nella Dottrina del Diritto di Kant. La prima questione discussa è: perché lo stato deve prendersi cura dei poveri? Per discuterla si richiama l’attenzione al modo in cui il Leviatano di Hobbes si rispecchia in Kant e alle riflessioni kantiani su Hobbes. Si afferma che certe determinazioni metafisiche della legge possono essere spiegati a partire dalla posizione naturalizzante di Hobbes, in particolare da certi aspetti della natura umana. Questo approccio ci permette conciliare il testo con la cosiddetta interpretazione strumentale o prudenziale, ma in maniera peculiare. La seconda questione centrale è: perché Kant esclude i poveri dalla cittadinanza attiva? Per rispondere si ricorre alle distinzioni fatte da Kant in Contro Hobbes, ossia quelle di libertà, uguaglianza e indipendenza. Ciò permette situare il pensiero kantiano sulla proprietà, sulla disuguaglianza e sulla differenza tra cittadinanza attiva e passiva. Questa strategia chiarirà perché la povertà può essere interpretata in termini di libertà e uguaglianza, ma non di indipendenza. Questa posizione opera una distinzione tra i principi della libertà e dell’indipendenza che altri filosofi, come quelli della Scuola di Toronto, non sono riusciti a realizzare.

Abstract (english)

This article takes two looks at the concept of the sustenance [Versorgung] of the poor in Kant’s Doctrine of Right. The first question addressed is: why does the state have to care for the poor? To this end, attention is drawn to a mirroring of Hobbes’s Leviathan in Kant and to Kant’s reflections on Hobbes. It is argued that certain metaphysical determinations of law may be explained by Hobbes’ naturalized position, particularly some aspects of human nature. This approach enables us to align the text with the so-called instrumental or prudential interpretation, however, in a peculiar way. The second guiding question is: why does Kant exclude the poor from active citizenship? The distinctions laid out in Against Hobbes, those between freedom, equality, and independence, are called upon. This prepares the way to showcase Kant’s thinking on property, inequality, and on the difference between active and passive citizenship. This strategy will clarify how the poor can be interpreted in terms of freedom and equality, but not independence. This position differentiates the principles of freedom and independence, as some philosophers, including those of the Toronto School, have failed to do.