M. Balistreri, “Uccidere” e “stuprare bambini” ai videogiochi: considerazioni morali sul dilemma del giocatore

Autore: | Rubrica: Questioni | 190 Visite No comments

Abstract

Perché “stuprare” bambini la videogioco ci sembra più grave che “uccidere” al videogioco? Uccidere ad un videogioco è qualcosa di molto diverso dall’uccidere nel mondo reale: i videogiochi possono essere molto “violenti” e possono anche prevedere azioni virtuali molto crudeli nei confronti dei personaggi rappresentati: possiamo ucciderli investendoli, sparandogli o dandogli una morte rapida, ma anche dopo averli sottoposti alle più crudeli torture immaginabili. C’è qualcosa di male nel praticare giochi di questo tipo? Nella realtà uccidere una persona in quel modo e senza alcuna reale giustificazione è moralmente inaccettabile, ma in questo caso si tratta solamente di un gioco. Anche nel caso in cui un videogioco prevedesse una violenza sessuale sui bambini, nessuno si farebbe male: il giocatore si diverte a giocare davanti allo schermo e nessuno subisce un danno. Non c’è, però, qualcosa di ripugnante nel fatto che qualcuno si diverta in questo modo?

Abstract (english)

Why does “killing” in a videogame seem to be less serious than “raping” children in a videogame? Videogames can be very “violent” and may even involve very cruel virtual actions against the characters represented: we can kill them by running over them, shooting them or after having subjected them to the most cruel tortures. Is there anything bad about playing games like these? Killing a person without any real justification is unacceptable, but in this case it is just a game. Also in videogames involving sexual violence against children, no one get hurt: the player has fun playing in front of the screen and no one suffers damage. However, when the possibility of virtual paedophilia is raised, people become rather easily nauseated. Why is this? Why does killing in video games seem morally acceptable and raping children in video games seems unacceptable?