P. Formichetti, Il Dio unico. Fonte di violenza o capro espiatorio?

Autore: | Rubrica: Ricerche | 128 Visite No comments

Abstract

È opinione diffusa oggi, tra gli intellettuali (Moore jr., Berlin) e tra la gente comune, che le religioni monoteistiche siano di per sé intolleranti e producano l’imposizione violenta e la persecuzione dei dissenzienti. La storia del monoteismo giudaico- cristiano sembrerebbe confermarlo, ma in realtà le violenze si devono alle persone che, pur richiamandosi al monoteismo, fraintendono l’“identità” e la volontà della Divinità, o strumentalizzano la religione a fini egoistici (il potere, il privilegio, l’indiscutibilità). Personalità più profonde, del passato lontano e recente, cristiane (John Locke) o trans-confessionali (Gandhi, Lanza del Vasto), hanno infatti compreso molto meglio il nucleo del monoteismo: un Dio unico che è Verità e Carità e che – nel Cristianesimo – si desacralizza da sé e si sacrifica per porre fine a ogni violenza (Girard), non può essere responsabile dell’intolleranza e delle persecuzioni “in nome di Dio”.

Abstract (english)

Is a common opinion today, both among intellectuals (e.g. Moore jr., Berlin) and among common people, that monotheistic religions are per se intolerant and produce violent imposition and persecution against dissidents. The history of ancient Judaism and Christianity seems confirm it; but, in fact, acts of violence are carried out by people who, while referring to monotheism, misunderstands the “identity” and the will of the Divinity, or exploit religious belief for selfish aims (empowerment, privilege, indisputability). Some deep personalities of distant and recent past, Christians (e.g. John Locke) or “trans-confessional” believers (e.g. Gandhi and Lanza del Vasto), have better understood the “nucleus” of monotheism: a single God that is Truth and Love, that de-sacralizes and sacrifices himself to put end to all violence (Girard), cannot be liable for intolerance and persecutions carried out “in name of God”.