R. Gatti, Interiorità e politica: un’annotazione su Blaise Pascal

Autore: | Rubrica: Questioni | 307 Visite No comments

Abstract

È pressoché impossibile trattare di “interiorità e politica” senza far riferimento a Pascal. Dopo aver esplorato alcuni aspetti della sua meditazione sull’animo umano, si cerca di mostrare che, a differenza della maggior parte delle versioni moderne dell’individualismo (legate, in origine, il più delle volte, a un’opzione deistica che per l’autore dei Pensieri coincide con l’ateismo e con un sostanziale immanentismo), in Pascal rimane un fondamento teologico che incide significativamente nella riflessione sulla Città terrena. L’esito è sintetizzabile nell’idea che, anche senza più riferimenti possibili all’analogia entis, la società politica rimane legata alla dimensione del trascendente da un’analogia importante, quella simbolica: la società politica deve infatti proporsi come “tableau de charité” (dipinto della carità) e riflette pur sempre l’ordine soprannaturale. Siamo di fronte, insomma, a un modo di pensare il finito – e, in esso, la politica – che non si dissocia dalla trascendenza, ma ne fa, in modo nuovo ed originale, la sua base, segnando così un percorso rimasto in gran parte interrotto dal Seicento ad oggi.

Abstract (english)

It is almost impossible to treat the link between “interiority and politics” without referring to Pascal. After exploring some aspects of his reflection on the human soul, the essay tries to show that, unlike most modern versions of individualism (mostly related to a deistic option that from the Thoughts’ author point of view corresponds to atheism and a substantial immanentism), in Pascal’s view remains a theological foundation that has a significant impact in the reflection on the “earthly city”. The outcome is summarized in the idea that, even tough the “analogia entis” is no longer viable, political society is linked to transcendence by an important analogy, the symbolic one: the political society should in fact be like a “tableau de charité” (painting of charity) and reflect the supernatural order. We are faced with a way of thinking the finite – and, in it, politics – which does not put transcendence aside. Transcendence is rather its own foundation. This perspective marks a new and original path that remained largely interrupted since the seventeenth century.