U. Volli, Dagli attori ai farisei. L’invenzione metaforica di un vizio

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Abstract

Di fronte a qualunque analisi di un concetto il semiologo, come lo storico della lingua, deve premettere una cautela, se non proprio una diffidenza. Deve cioè avvertire che, se si vuol partire dall’inizio, senza presupporre circolarmente i risultati che usciranno dallo studio, l’oggetto dell’analisi non può che essere inizialmente solo un’unità lessicale (un elemento significante linguistico). Essa può essere anche abbastanza costante nel tempo e corrispondere a significanti analoghi in altre lingue, passate e presenti, con cui intrattiene rapporti di derivazione o di prestito. Ma la sua relazione semantica con un’unità del contenuto è velata in linea di principio dall’arbitrarietà e spesso piuttosto variabile fra lingue diverse e anche diacronicamente, fra diversi stati di lingua. Bisogna prendere atto che non abbiamo accesso diretto ai concetti (che linguisticamente sono significati), dobbiamo passare sempre attraverso il filtro della lingua e della sua arbitrarietà. Quest’ultima non riguarda solo il modo in cui si configurano in maniera contingente le espressioni linguistiche, ma anche il modo quasi altrettanto variabile in cui il continuo del senso è ritagliato dalle varie lingue in significati diversi. Ciò è particolarmente vero per i significati astratti e dunque per il lessico filosofico. Come vedremo lo stesso vale per “ipocrisia”. Lo studio storico ed etimologico di questi termini può fornire indizi utili per comprendere l’evoluzione del lessema e le sue ragioni, magari per rivelare l’intuizione collettiva (spesso metaforica) che è alla base dell’adozione del termine e delle sue modificazioni semantiche. Ma certamente, con buona pace di Heidegger e di Cratilo molto prima di lui, non vi sono “nomi veri” né oggi né in un passato mitico, né nel dialetto svevo del tedesco né in greco o in altre lingue.

Abstract (english)

From an examination of the definitions of the lexeme "hypocrisy" and its equivalents in various languages, two different concepts emerge: "behavioral hypocrisy", a form of simulative cheating that uses action to be accepted and trapped by those who believe in it, and " discursive hypocrisy ”, which has at its center the concealment of political and religious opinions. Its opposite is parrhesia, studied by Foucault. We therefore consider the historical etymological development of the word, which in Greek culture has a drift that leads it from the "meaning of" separate, distinguish "to" intervene in a dialogue ", up to to "acting in the theater". It is on this basis that the modern polemical notion of hypocrisy is built in evangelical language, with heavy anti-Jewish connotations.