Anna Chiara Corradino, «Un corpo dallo spirto diviso». Riflessioni sulla soggettività del cadavere nelle dinamiche necrofile

Autore: | Rubrica: Ricerche | 28 Visite No comments

Abstract

Il contributo esamina la soggettività del cadavere nelle dinamiche necrofile, prendendo come caso di studio le ottave 56 e 57 dell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo. Il lavoro si interroga sullo statuto ontologico del corpo morto: può il cadavere essere pensato come soggetto? Attraverso un dialogo tra teorie del New Materialism, dell’Actor-Network Theory e gli studi sulla necrofilia (Bronfen, Downing, MacCormack), l’analisi mostra come il cadavere non sia riducibile a pura inerzia, ma possa configurarsi come mediatore attivo nelle relazioni desideranti. La tanatoprassi viene esaminata come pratica di risoggettivazione del corpo morto. Nel testo boiardesco, la scena della fata Silvanella innamorata del cadavere di Narciso esemplifica una torsione cruciale: la bellezza non oggettivizza un soggetto, ma risoggettivizza un oggetto, invertendo la logica normativa del possesso. Il cadavere esercita così una forma di agency che destabilizza la distinzione tra soggetto e oggetto, rendendo la necrofilia un dispositivo critico per ripensare le strutture fondamentali del desiderio.

Abstract (english)

The contribution examines the subjectivity of the corpse in necrophilic dynamics, taking Matteo Maria Boiardo’s Orlando innamorato’s octaves 56-57 as a case study. The paper investigates the ontological status of the dead body: can the corpse be thought of as a subject? Through a dialogue between New Materialism, the Actor-Network Theory, and the studies on necrophilia (Bronfen, Downing, MacCormack), the analysis shows how the corpse cannot be reduced to pure inertia, but may instead function as an active mediator in desiring relations. Thanatopraxis is examined as a practice of re-subjectivation of the dead body. In Boiardo’s text, the scene of the fairy Silvanella falling in love with the corpse of Narcissus exemplifies a crucial torsion: beauty does not objectify a subject, but rather re-subjectivizes an object, inverting the normative logic of possession. The corpse thus exerts a form of agency that destabilizes the distinction between subject and object, rendering necrophilia a critical device for rethinking the fundamental structures of desire.


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