La filosofia di Giorgio Agamben: metafisica, politica, etica e diritto

 

A cura di Ernesto C. Sferrazza Papa

 

Un osservatore attento della filosofia contemporanea non può esimersi dal riconoscere l’importanza dell’opera di Giorgio Agamben nella ridefinizione e nel ripensamento dei problemi fondamentali della tradizione occidentale. A partire dalla pubblicazione di Stanze (1977) e di Infanzia e storia (1979), Agamben si è imposto all’attenzione del dibattito internazionale per la radicalità con cui è stato in grado di movimentare il canone filosofico attraverso un serrato confronto critico con la tradizione occidentale nel suo insieme.

Sarebbe in ogni caso una colpevole negligenza limitare l’opera agambeniana alla critica della tradizione ch’essa ha imbastito. Non ci confrontiamo unicamente con un ripensamento critico della tradizione filosofica, ma abbiamo a che fare con un nuovo modo di “fare” filosofia, con un nuovo “stile in filosofia” – per dirla con Manfred Frank –, ossia con qualcosa di radicalmente innovativo nella storia del pensiero filosofico, foriero di un intero spettro di reazioni che va dalla radicale disapprovazione all’agiografia programmatica, come dimostrerebbe una ricognizione nella letteratura critica più aggiornata. Di questo nuovo “stile in filosofia” è testimonianza il progetto Homo sacer, autentico hapax della riflessione filosofica occidentale, inaugurato nel 1995 con la pubblicazione di Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita e abbandonato – perché, questa la lectio difficilior di Agamben, nessuna opera può mai realmente concludersi – nel 2014 con L’uso dei corpi (Homo sacer, IV, 2). In Homo sacer Agamben, a partire da una analisi serrata dei dispositivi giuridici del diritto romano, ha indagato i lati oscuri della modernità, mostrando la sostanziale omogeneità paradigmatica che ha segnato la storia politica dell’umanità (le analisi del sacro, del campo come paradigma politico, della polis, dell’etica sono in questo senso rivelatrici) e proponendo un ripensamento radicale dell’intero apparato categoriale occidentale, fino a teorizzare un potere destituente che attende ancora un’indagine approfondita.

Il pensiero agambeniano, nella sua radicalità, ci invita altresì a ripensare gli steccati disciplinari che il sapere accademico ci impone in quest’epoca – obbligandoci di fatto ad abolirli, a sfondarli: teologia e diritto, metafisica e politica, geografia e arte. Da questa specola, fare uso dell’armamentario concettuale di Agamben implica il rifiuto delle divisioni e delle separazioni disciplinari, cui sostituire una molteplicità di soglie attraverso le quali transitare. Da questo punto di vista, il pensiero di Agamben rappresenta una vera e propria accusa alla compartimentazione dei saperi fomentata oggigiorno dall’accademia.

Di questa complessità concettuale sarà senza dubbio problematico rendere conto. E tuttavia, il presente numero monografico del “Lessico di etica pubblica” si propone l’arduo compito, la sfida in un certo senso, di ricostruire criticamente l’orizzonte entro cui si muove la filosofia di Giorgio Agamben, indagandone sia gli aspetti maggiormente proficui, sia – e forse soprattutto – quelli maggiormente critici.

Dato il contesto editoriale della rivista e i suoi interessi specifici, particolare attenzione verrà dedicata alla possibilità di ripensare (ossia: di pensare criticamente) lo spazio pubblico a partire dalle categorie del pensiero di Agamben, che movimentano il repertorio classico di nozioni quali Stato, comunità, società, agire. È possibile fondare un agire pubblico a partire dall’armamentario concettuale di Agamben, oppure la sua critica filosofica è sintomatica del venire meno della possibilità stessa di un agire? Quale spazio vi è per l’etica una volta decostruite le categorie sulle quali si è storicamente e concettualmente fondata? E quale spazio per la politica, anch’essa decostruita dalla critica agambeniana?

Pur mantenendo la generalità tematica che contraddistingue il pensiero di Agamben, gli autori sono caldamente invitati a focalizzare i propri contributi su una delle seguenti linee di ricerca:

- concetti e temi della filosofia agambeniana (campo, stato d’eccezione, bando, soglia, homo sacer, dispositivo, nuda vita, uso, inoperosità, etc.);

- Agamben e la tradizione filosofica occidentale (in particolare, ma non solo: Platone, Aristotele, Kant, Hegel, Marx, Nietzsche, Benjamin, Schmitt, Arendt, Heidegger, Bataille, Wittgenstein, Foucault);

- “figure” del pensiero agambeniano (Kafka, Melville, Bartleby, etc.);

- il fuori della filosofia di Agamben: geografia, diritto, teologia, arte, critica letteraria;

- secolarizzazione, archeologia, genealogia: il problema del metodo in filosofia;

- Agamben e l’Italian Theory;

- Etica e politica in Agamben: operosità/inoperosità, azione/inazione, istituzione/costituzione/ destituzione.

Gli autori che intendessero proporre contributi al di fuori delle linee di ricerca suggerite sono invitati a discuterne preliminarmente con il curatore del numero, contattandolo all’indirizzo mail ernesto.sferrazzapapa@unito.it

I contributi dovranno essere inviati entro il 31 marzo 2019 al medesimo indirizzo mail preparati per il processo di blind-review e uniformati secondo le norme redazionali della rivista. Per informazioni in tal senso si consulti il sito web http://www.eticapubblica.it/

Si accettano contributi in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo.

Lunghezza massima: 35000 battute spazi inclusi.

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 Storia e discorso politico

Retorica, ideologia e verità

a cura di Gabriele Vissio

Nella sua ultima opera, Apologia della storia o mestiere di storico, scritta in prigionia durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, Marc Bloch sosteneva che «la mania di giudicare» è un «diabolico nemico della storia più verace». Negli stessi anni, in un’altra prigione, Fernand Braudel offriva ai propri compagni di prigionia alcune lezioni sulla storia, successivamente pubblicata come Storia misura del mondo, e sosteneva che non possiamo più accettare un «Tribunale della Storia». Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, questi due famosi storici francesi ponevano un problema storico che si sarebbe rivelato centrale per le generazioni successive: il ruolo politico e pubblico della storia. In seguito alla comparsa di un revisionismo distorto e la diffusione di teorie negazioniste, gli storici contemporanei hanno dovuto confrontarsi con il cosiddetto “uso pubblico della storia”.

Oggi la situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di un’ampia comunità di storici non professionisti, come giornalisti, commentatori e blogger, che producono informazione storica divulgativa. Inoltre, l’avvento di internet e l’ampio accesso a nuove possibilità, che permettono a un gran numero di persone di produrre e consumare cultura storica, hanno complicato ulteriormente la situazione.

Al contempo, se la maggior parte degli storici è consapevole dei rischi che comporta una storia eccessivamente connessa con le ideologie contemporanee, è pur anche vero che la scrittura della storia è stata spesso concepita come un’attività politica. In tal senso, nella loro ricerca della verità, gli storici utilizzano diverse risorse epistemiche, mescolando diversi tipi di strumenti narrativi, prove, retorica e anche elementi ideologici. Sino a che punto tali elementi argomentativi sono giustificabili come strumenti epistemologici appropriati della storiografia e a quali condizioni essi rischiano di avallare un uso improprio del discorso storico?

Tenendo conto di ciò, saranno accettati contributi delle seguenti tipologie:

  1. Saggi riguardanti questioni epistemologiche connesse al problema generale del ruolo politico e pubblico della storia (il problema dell’oggettività e della neutralità della storia; la presenza di elementi retorici, narrativi e ideologici all’interno della scrittura storica; il significato epistemologico del “giudizio storico”; ecc.);
  2. Saggi che mirino a chiarire l’importanza della storia nei confronti di problemi politici e sociali contemporanei: l’importanza delle storie speciali (per es. la storia delle donne, la Queer History; la storia delle migrazioni; ecc.) per il dibattito politico; il ruolo della storia nella trasformazione della sfera pubblica; l’importanza della memoria storica per le democrazie contemporanee;
  3. Saggi riguardanti il problema dell’«uso pubblico della storia», dell’Historikerstreit e del negazionismo storico, anche in relazione a specifici casi di studio connessi al dibattito politico contemporaneo (per es. il riapparire, nella sfera pubblica europea, del fascismo);
  4. Saggi che abbiano come scopo quello di chiarire come un’educazione storica possa promuovere valori politici democratici in un contesto multiculturale e in società complesse (per esempio: in che modo un’educazione storica non-nazionalista potrebbe sviluppare positivamente la tolleranza democratica e il dialogo interculturale?).

Deadline per l’invio dei saggi: 15 Ottobre 2018

Pubblicazione: entro il 31 Dicembre 2018

Gli articoli dovranno essere inviati entro il 15 Ottobre 2018 in una forma compatibile con la procedura di blind review. Si accettano testi in italiano, inglese e francese redatti secondo le norme editoriali presenti nel sito web (http://www.eticapubblica.it/), lunghi non più di 30.000 battute (comprese le note e un abstract in inglese e in italiano di massimo 150 parole).

Siete pregati di inviare il vostro saggio a: lepcfpstoria@gmail.com

Per ogni altra informazione siete pregati di contattare gabriele.vissio@live.it

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Problemi etico-pubblici della cultura digitale

a cura di Davide Sisto

L’epoca odierna è profondamente segnata dalle trasformazioni radicali apportate dalla cultura digitale, cioè dall’insieme delle nuove tecnologie informatiche che si sono sviluppate nello spazio pubblico a partire dagli ultimi decenni del Novecento. Nel giro di pochi anni, la Generazione X, quella di coloro che approssimativamente sono nati tra il 1965 e il 1980, sarà l’ultima generazione ad aver vissuto un periodo storico senza la presenza di computer, di telefoni portatili e, in particolare, senza Internet. Tali strumenti, fornendo ai cittadini modalità di comunicazione, di informazione e di espressione personale assolutamente inedite rispetto ai periodi precedenti la loro diffusione, hanno comportato rivoluzioni radicali all’interno delle loro abitudini quotidiane, spalancando orizzonti socio-culturali il cui significato è – oggi – tutt’altro che chiaro e definito.

In particolare, la diffusione dei social network e dei blog, nonché la possibilità di aprire in maniera arbitraria una propria pagina web in cui esprimere liberamente se stessi o fornire informazioni e risorse di qualsivoglia tipologia alla comunità internazionale, ha amplificato le contraddizioni insite da sempre nel rapporto tra reale e virtuale, ha introdotto questioni di natura giuridica – legate soprattutto alla privacy personale – inimmaginabili fino a qualche decennio fa, ha modificato le caratteristiche della partecipazione collettiva alla vita politica, culturale e sociale sia a livello nazionale che a livello internazionale, ha ampliato e – al tempo stesso – ridotto la libertà individuale, ha rivoluzionato il concetto di lavoro, nonché ha fornito nuove potenzialità per creare relazioni all’interno dello spazio pubblico.

La vastità di temi e questioni che provengono dalla diffusione progressiva della cultura digitale necessita di uno sguardo interpretativo interdisciplinare, in grado di coinvolgere tanto le discipline tecnico-scientifiche quanto quelle umanistiche in vista di cogliere le potenzialità e i rischi che tale cultura comporta all’interno dello spazio pubblico in cui viviamo.

L’obiettivo che si pone, pertanto, il presente numero è quello di mettere in luce le principali problematiche di natura etica che caratterizzano la cultura digitale e il suo imporsi nello spazio pubblico.

Tenendo conto di ciò, i contributi possono riguardare i seguenti argomenti:

  • Le conseguenze etiche dell’incidenza del virtuale sul reale. Come cambiano i rapporti sociali (di natura lavorativa, personale, sentimentale, ecc.) con la creazione di una propria identità virtuale, soprattutto all’interno dei social network e dei blog; in che modo questa identità virtuale incide sul nostro legame con la corporeità, con la gestione dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni, con i nostri ricordi e la nostra memoria, con i processi naturali della vita (cfr. per esempio la cosiddetta “morte digitale”); quale ruolo svolge questa identità virtuale all’interno della propria formazione personale e in relazione al mondo culturale, sociale e politico all’interno di cui siamo collocati.
  • Le conseguenze giuridiche della diffusione della cultura digitale. Come cambiano le regole della privacy personale nel complesso universo del web; quali sono i confini tra la propria libertà personale e la violazione della privacy altrui, dove comincia e dove finisce il diritto all’oblio, ecc. Temi particolarmente problematici soprattutto con lo sviluppo dei social network e degli indirizzi e-mail, nonché con la condivisione universale di immagini, video e file musicali, cinematografici, amatoriali, ecc. (cfr., per esempio, il modo in cui la cultura digitale ha modificato le caratteristiche della pirateria musicale e il modo in cui si è diffuso il materiale pornografico).
  • Le conseguenze politiche della diffusione della cultura digitale. In che modo la cultura digitale ha modificato l’etica della politica nazionale e internazionale; quanto incide il web sulle strategie politiche, economiche, sociali e comunicative adottate dalla politica sia in campagna elettorale sia durante un periodo di governo (si pensi alla cosiddetta “post-verità”, tanto in voga oggi); qual è il legame tra il terrorismo, nelle forme che ha adottato in questi ultimi decenni, e la cultura digitale.
  • La libertà individuale e collettiva. Il web favorisce un maggiore esercizio della libertà individuale o la limita? Incrementa l’omologazione o piuttosto ne rappresenta un antidoto significativo? (cfr., per esempio, l’importanza nel panorama culturale occidentale delle riflessioni controverse di Byung-Chul Han o la diffusione del concetto di intelligenza collettiva così come viene pensato da Pierre Lévy).
  • La comunicazione digitale. Prerogative positive e degenerazioni della comunicazione digitale. Tale comunicazione favorisce una maggiore democratizzazione della comunicazione e dell’informazione pubblica oppure, dando la possibilità a ogni singolo cittadino di poter esprimere la propria opinione, la rende più banale e mediocre (si pensi, di nuovo, alla cosiddetta “post-verità”)? Perché si diffonde la cultura dell’odio nella comunicazione digitale? Quanto incide sulla produzione del consenso e sulla formazione della società civile? (cfr. Manuel Castells, Derrick de Kerckhove).
  • L’etica filosofica e la cultura digitale. In che modo possiamo mettere in comunicazione le dottrine etiche della filosofia, così come si sono sviluppate nel corso dei secoli, con la realtà creata dalla cultura digitale nel mondo odierno.

A questi temi la rivista “Lessico di etica pubblica” intende dedicare un numero monografico che sarà pubblicato nella seconda metà del 2018.

Gli articoli dovranno essere inviati entro il 30 gennaio 2018 in una forma compatibile con la procedura di blind review. Si accettano testi in italiano, inglese e francese redatti secondo le norme editoriali presenti nel sito web (http://www.eticapubblica.it/), lunghi non più di 30.000 battute (comprese le note e un abstract in inglese e in italiano di massimo 150 parole).

Articolo e abstract devono essere inviati in un unico file (.doc) all’indirizzo da.sisto@gmail.com

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Scuola di Alta Formazione Filosofica di Acqui Terme

Etica come responsabilità pubblica Ripensare corruzione e legalità, oggi

Acqui Terme, Palazzo Levi 19-21 aprile 2017

Bando di concorso – call for papers

Sono aperti il bando di concorso e la call for papers per la XVIII edizione della Scuola di Alta Formazione di Acqui Terme. La partecipazione alla Scuola è libera e gratuita per ogni interessato.
Sono previste fino a 10 borse di studio di € 200,00 cad. per giovani studiosi e ricercatori che svolgano studi attinenti alle tematiche proposte.

Il ciclo di lezioni è valevole come Corso d’Aggiornamento per Docenti di ogni ordine scolastico. Si prevede l’erogazione di CFU per studenti universitari che ne faranno richiesta.

Le persone selezionate saranno invitate a presentare una comunicazione nell’ambito dello svolgimento della Scuola. Si prevede la pubblicazione delle comunicazioni unitamente alle relazioni presentate dai relatori ufficiali all’interno di un volume o numero monografico di rivista di livello internazionale.

Per partecipare alla selezione dovranno essere prodotti:
1) richiesta di partecipazione comprensiva di recapiti telefonici e mail;
2) un sintetico curriculum (fino a 2 pagine);
3) l’abstract della comunicazione proposta (fino ad 1 pagina).
Le domande, che saranno vagliate da apposita Commissione scientifica, dovranno pervenire esclusivamente all’indirizzo e-mail: a.pirni@santannapisa.it, con l’oggetto “SAF-2017”.

Termine ultimo per la presentazione delle domande: 10 aprile 2017.
Conferma di accettazione della proposta di paper e di assegnazione della borsa di studio: entro il 14 aprile 2017.

Ulteriori informazioni:
Descrizione della Scuola di Alta Formazione Filosofica di Acqui Terme:

  • http://www.acquistoria.it/index.php?option=com_content&view=category&id=40&Itemid=230&lang=it
  • www.acquistoria.it;

Per informazioni organizzative: Ufficio Cultura – “Premio Acqui Storia” info@acquistoria.it; 0144/770203.

Per informazioni logistiche (come arrivare; dove soggiornare in Acqui Terme): Ufficio Informazione Turistica:
http://www.turismoacquiterme.it/en/
iat@acquiterme.it

tel. +39 0144 322142

Coordinamento: Alberto Pirni (Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa).

a.pirni@santannapisa.it; 050/883324.

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 Ripensare la comunità tra educazione e pratiche filosofiche

a cura di Federico Zamengo e Nicolò Valenzano

 

La ripresa del discorso sulla comunità, nelle implicazioni teoriche e nei risvolti pratici, da una parte riflette lo sfilacciamento dei legami sociali e la trasformazione delle tradizionali agenzie di costruzione del legame sociale, dall’altra induce a ragionare sul precario equilibrio tra deriva individualistica e annullamento dell’individuo nella comunità.

In questo complesso intreccio di fattori, si riconosce uno specifico ruolo alla filosofia, sia dal punto di vista teorico che da quello pratico. La riflessione filosofica indica come centrale il tema del rapporto tra individuo e comunità, rinviando inevitabilmente al senso e al ruolo della filosofia nella società contemporanea. Un aspetto rilevante assume, in questa prospettiva, il discorso educativo: si tratta, infatti, di delineare una pedagogia della comunità capace di inquadrare teoricamente e declinare praticamente la complessa relazione tra soggetto, alterità e collettività.

Dal punto di vista pratico il ruolo che la filosofia può assumere, in questo contesto, si declina nel molteplice panorama delle pratiche filosofiche di comunità (da Nelson e Lipman a Dolci e Capitini). In questa prospettiva, filosofia significa, in primo luogo, pratica discorsiva: il tema del dialogo filosofico riveste quindi una parte centrale. Le etiche del dialogo conferiscono importanza alla questione, teorica e pratica al contempo, del nesso tra filosofia ed educazione, recuperando la primitiva istanza pedagogico-trasformativa della filosofia.

La filosofia, come pratica sociale, si presume sia capace di generare legami interpersonali e comunitari. La pratica filosofica di comunità viene considerata come un luogo privilegiato da cui sviluppare l’interrogazione sul nesso tra filosofia e emergenza dei legami. Si attribuisce al filosofare la capacità di trasformare, più che di informare, le persone: in questo modo il ruolo della filosofia si coniuga con quello della pedagogia. Da questo punto di vista, sarà necessario indagare lo specifico educativo delle pratiche filosofiche di comunità, ovvero se possa essere rintracciata una peculiarità pedagogica del filosofico.

 

Tipologia dei contributi

I contributi, di carattere teorico, storico o operativo, potranno riguardare:

  1. Il rapporto tra individuo, alterità e comunità, quale si configura nelle pratiche filosofiche.
  2. Il contributo delle pratiche filosofiche di comunità alla costruzione di legami sociali e di comunità plurali.
  3. La rilevanza del dialogo filosofico per la tematica della relazione sociale.
  4. L’intreccio teorico e pratico tra etica del dialogo, educazione e pratiche filosofiche.
  5. Il ruolo della filosofia, e delle pratiche filosofiche, nel discorso intorno alla comunità.
  6. Lo specifico filosofico delle pratiche filosofiche di comunità.
  7. Le diverse e molteplici pratiche filosofiche di comunità, con o senza intenzionalità educativa.
  8. L’intenzionalità educativa delle pratiche filosofiche.
  9. La progettazione e la valutazione dello sviluppo di comunità attraverso le pratiche filosofiche.
  10. Il rapporto tra le pratiche filosofiche di comunità e le nuove forme comunitarie, innanzitutto dal punto di vista delle ICT (Information and Communications Technology).
  11. La possibilità che le pratiche filosofiche di comunità consentano di superare una datata divisione tra teoria e pratica.

Le tipologie di contributo suggerite, e altre che da esse possono prendere spunto, dovrebbero avere l’obiettivo comune di stimolare una discussione nello spazio pubblico intorno ad un ripensamento della comunità, del ruolo dell’individuo e della costruzione del legame sociale, che prenda le mosse dal compito educativo che la filosofia può oggi assumere.

A questi temi la rivista “Lessico di etica pubblica” intende dedicare un numero monografico che sarà pubblicato nella prima metà del 2017.

Gli articoli dovranno essere inviati entro e non oltre il 31 marzo 2017 in una forma compatibile con la procedura di blind review. Si accettano testi in italiano, redatti secondo le norme editoriali presenti nel sito, lunghi non più di 40.000 battute (comprese le note e un abstract in inglese e in italiano di massimo 150 parole). Per la redazione si consiglia di utilizzare l’apposito “foglio di stile” disponibile tra gli allegati.

L’articolo e l’abstract devono essere inviati in un unico file (.doc) all’indirizzo pratichefilosoficheeducazione@gmail.com.

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(Non-)Violenza pubblica e giustificazione religiosa

A cura di Paolo Monti

La giustificazione religiosa della violenza è storicamente una delle sfide centrali alla fondazione della convivenza civile, dall’accusa di empietà a Socrate, alle guerre di religione del XVI e XVII secolo, fino al terrorismo contemporaneo di matrice religiosa. Il pensiero democratico, la tradizione liberale e la riflessione moderna sulla tolleranza sorgono in misura importante da questa sfida. Il rapporto fra violenza e religione non è tuttavia univoco. I più brutali conflitti del XX secolo sono stati alimentati da ideologie secolari e ostilità etniche, lasciando il fattore religioso ai margini in favore di giustificazioni politiche, economiche e identitarie di altra natura. Per altro verso, compassione, amore e non-violenza fanno parte integrante della spiritualità delle religioni mondiali. Grandi protagonisti della storia recente come Gandhi, Martin Luther King o Desmond Tutu hanno giustificato in termini religiosi la propria opzione non-violenta e una significativa ispirazione religiosa ha caratterizzato recenti fenomeni politici non-violenti come la protesta di Solidarność in Polonia o la Rivoluzione Zafferano in Myanmar.

Il tramonto delle teorie standard della secolarizzazione e il ritorno delle religioni sul palco principale della scena politica, ha riportato il pensiero etico e politico a confrontarsi col rapporto fra violenza pubblica e religioni. L’analisi ha preso direzioni molteplici, indagando i rapporti fra pensiero religioso e comprensione della conflittualità sociale e politica (Girard, Taylor, Esposito, Agamben), interpretando i meccanismi culturali di giustificazione e motivazione religiosa che guidano l’azione terroristica e la brutalità fondamentalista (Asad, Strenski, Juergensmeyer), sondando la storia del pensiero filosofico-teologico sul tema della giustificazione della guerra giusta (Steffen, Clarke).

Da queste analisi emerge come le religioni stiano mutando le forme della giustificazione religiosa della violenza e della non-violenza nel quadro della tarda secolarizzazione. La forza politica del conservatorismo e del fondamentalismo religioso (Arabia Saudita, India, Stati Uniti) si alimenta del distacco fra credenza fideistica ed elaborazione culturale (Roy), eppure in società tecnologicamente ed economicamente avanzate le religioni continuano a fornire un contributo cruciale al discorso e all’azione pubblica sui temi del dialogo interculturale, della solidarietà e della giustizia sociale (Habermas). Così, da un lato i fenomeni del radicalismo violento saldano insieme immaginari spuri di fedeltà all’origine con forme ultramoderne di comunicazione commerciale ed elementi di contestazione dell’ordine economico e politico globalizzato (Žižek). Dall’altro, chiese e movimenti religiosi contribuiscono a livello globale alla causa della convivenza fra i popoli e dell’accoglienza delle popolazioni in fuga dai conflitti veicolando una preoccupazione per la giustizia che supera i confini degli stati nazionali (Beck).

In questo contesto, i contributi possono coprire, fra le altre, le seguenti aree:

  1. Il problema della giustificazione religiosa della violenza e della non-violenza nella storia del pensiero etico-politico classico e moderno.
  2. Secolarizzazione e violenza: le trasformazioni della giustificazione religiosa della violenza in epoca moderna.
  3. La violenza e il sacro: l’eredità di René Girard.
  4. Pensiero liberale, pluralismo culturale, ingiustizia sociale e conflittualità globale (Rawls, Dworkin, Kymlicka)
  5. La via liberale alla convivenza civile e la sfida dei contesti non-occidentali: diritti, democrazia e fondamentalismo religioso in India (Sen, Nussbaum) e Cina (Bell).
  6. Teorie della guerra giusta e giustificazione religiosa in ambito cristiano e islamico.
  7. La non-violenza come ideale etico e come strumento politico: prospettive filosofiche e teologiche.
  8. Radicalizzazione e de-radicalizzazione: l’istigazione alla violenza come problema di comunicazione ed educazione pubblica.

A questi temi la rivista “Lessico di etica pubblica” intende dedicare un numero monografico che sarà pubblicato nella prima metà del 2017.

Gli articoli dovranno essere inviati entro il 26/04/2017 in una forma compatibile con la procedura di blind review: nella prima pagina, nome e cognome dell’autore, indirizzo di posta elettronica, titolo e abstract; nelle pagine seguenti, titolo, testo e note. Si accettano testi in italiano, inglese e francese redatti secondo le norme editoriali presenti nel sito web (http://www.eticapubblica.it/), lunghi non più di 30.000 battute spazi inclusi (comprese le note e un abstract in inglese e in italiano di massimo 150 parole).

Il numero è curato da: Paolo Monti (Università Cattolica del Sacro Cuore).

Articolo e abstract devono essere inviati in un unico file (.doc) all’indirizzo paolo.monti@unicatt.it

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Archivio call for paper

“Pensare la comunità”

(a cura di Alessandro De Cesaris)

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“Medicina, cura e normatività”

(a cura di Davide Sisto e Gabriele Vissio)

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Tutti i contributi inviati alla redazione dovranno rispettare le norme redazionali e stilistiche della rivista. In particolare si raccomanda l’utilizzo del “foglio di stile” disponibile in questa pagina: non saranno presi in considerazione testi prodotti secondo altri fogli di stile. Il saggio dovrà essere inviato alla rivista nel formato .doc con il nome dell’autore (es.: “Rossi.doc”).

Per quanto riguarda tutto ciò che non sia previsto dal “foglio di stile” (formato delle citazioni, norme bibliografiche, ecc.) si rimanda alla lettura delle “Norme redazionali” disponibili su questa pagina.

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