José Gil Vicente, Caio Augusto Teixeira Souto, Agenor Cavalcanti de Vasconcelos Neto, L’Amazzonia come dispositivo coloniale: per una genealogia di un immaginario episte

Autore: | Rubrica: Questioni | 123 Visite No comments

Abstract

Questo saggio ricostruisce la genealogia di un immaginario epistemico sull’Amazzonia, a partire dalla sua invenzione discorsiva nella modernità coloniale fino alle contro-narrazioni indigene contemporanee. L’analisi si sviluppa in tre momenti: la costruzione dell’Amazzonia come oggetto di meraviglia e sospetto nel pensiero europeo moderno; la raffigurazione dell’indio come figura patologizzata e infantile in testi scientifici e letterari del XIX secolo; e infine, l’emergere di soggettività indigene che rivendicano una posizione epistemica autonoma attraverso la filosofia, la letteratura e l’azione politica. Le opere di Davi Kopenawa e Bruce Albert, João Paulo Lima Barreto e i saggi di Yanomami mostrano una riflessione indigena amazzonica che mette in crisi le categorie dell’ontologia moderna. In dialogo con la recente letteratura scientifica, il testo suggerisce che tali contributi non costituiscono solo testimonianze, ma atti teorici che sfidano le gerarchie del sapere.

Abstract (english)

This essay reconstructs the genealogy of an epistemic imaginary about the Amazon, from its discursive invention in colonial modernity to contemporary Indigenous counter-narratives. The analysis unfolds in three movements: the construction of the Amazon as an object of wonder and suspicion in European modern thought; the depiction of the «Indian» as a pathologized and infantilized figure in 19th-century scientific and literary texts; and finally, the emergence of Indigenous subjectivities that claim epistemic agency through philosophy, literature, and political action. The works of Davi Kopenawa and Bruce Albert, João Paulo Lima Barreto, and the dissertations of Yanomami scholars demonstrate a reflexive Indigenous thought that challenges modern ontological categories. In dialogue with recent scientific literature, the essay suggests that these contributions are not mere testimonies, but theoretical acts that unsettle knowledge hierarchies.